A volte riTorniano – Miniserie di storie spettrali – Ep 2: Racconti di famiglia

Per questa seconda puntata ho deciso di navigare nel magico mondo dell’internet, dove se da un lato, si sa, è pieno di mitomani che si inventano le cose, dall’altro è comunque un luogo in cui tutto (o quasi) è accettato, incluse storie personali di “quella volta che mi svegliai con un procione nel letto”.

Ho cercato quindi delle storie di leggende e fatti inspiegabili legati alla zona di Tornio e devo dire che l’attività ectoplasmatica è abbastanza fervente da queste parti, anche se comunque la maggior parte dei posti infestati si trova a sud, maledette città industrializzate che si prendono i nostri lavoratori e si tengono tutti i fantasmi per sé.

Ho fatto quindi una cernita tra le varie storie palesemente inventate e quelle più “credibili” e ne ho tirate fuori due. La storia di Sylva è un terzo caso a parte, che ho già raccontato nella puntata precedente.

La prima l’ho trovata su Facebook, un mio conoscente l’aveva ricondivisa da una pagina che raccoglie storie di cose avvenute e rimaste senza una spiegazione in giro per la Finlandia (anche questa pagina è abbastanza povera sul fronte Lapponia, a parte gli spiritelli delle foreste, ma questa è un’altra storia). Di solito cercano leggende e racconti antichi di presenze ma questa che hanno postato era un po’ diversa. E’ una storia breve, ma io ho avuto i brividini quando l’ho letta.

La seconda invece l’ho trovata su una pagina internet, anch’essa dedicata alla raccolta di storie del paranormale, stavolta però con accezione più personale, del tipo “raccontateci dell’ultimo poltergeist che avete visto”. Con questa i brividini erano ancora di più.

Vado.

Paakkolantie dall’immagine di una webcam, foto del 4.3.2021

Serve un passaggio?

[Il narratore di questa storia dice di averla sentita raccontata tempo fa da suo padre, l’intera storia è raccontata in prima persona, dal suo punto di vista]

“Andammo a ballare con degli amici di Arpela, nei dintorni di Tervola, e al ritorno a un certo punto ci dovemmo fermare lungo i margini di uno dei campi su Paakkolantie per necessità impellenti.

Parte del nostro gruppo aveva bevuto, io ero l’autista designato, ovviamente ero sobrio e ben lucido. Rimasi seduto in macchina, sul sedile posteriore, insieme ad un mio amico della combriccola ad aspettare, mentre gli altri erano poco distanti, a rispondere al “richiamo della natura”.

Parlavamo del più e del meno quando all’improvviso l’auto oscillò dal lato del passeggero così tanto che ora toccava il suolo. Sul sedile, nel posto vuoto vicino al mio amico, comparve una sorta di affossamento, abbastanza grande. La nostra prima reazione fu di urlare dalla paura e quando lo facemmo, immediatamente l’auto tornò in posizione orizzontale e l’affossamento scomparve, come se non ci fosse mai stato. I ragazzi che erano ancora fuori corsero verso la macchina chiedendo che problema ci fosse, date le nostre urla. Quello che era successo non l’avevano visto, ma di certo ci credettero quando ci videro così terrorizzati.

A quanto pare qualcuno stava cercando di scroccare un passaggio.”


“Not an actual footage”

Scusa, come dici?

[Siamo nella zona di Tornio, la narratrice non specifica esattamente dove ma dopo una ricerca incrociata credo si tratti di Suensaari, la stessa zona in cui vivo anche io]

“Estate 2010. Era mattina presto, intorno alle 6-7, e io stavo pagando alcune bollette dal pc. Mio marito era al lavoro e nostro figlio piccolo dormiva nella sua stanza. Mentre ero lì immersa nei miei calcoli, a un certo punto sentii molto chiaramente un sussurro forte e ben scandito di un bambino che diceva “mamma”, e dopo poco lo sentii di nuovo. Pensai “oh guarda, il piccolo (mio figlio) è già sveglio a quest’ora”. Andai in camera sua a controllare ma lui dormiva profondamente, con tanto di rivolino di bava sulla guancia, e in più la porta era chiusa quindi la voce che ho sentito non poteva provenire da quella stanza, essendo tra l’altro dall’altra parte dell’appartamento rispetto a dove mi trovavo quando l’ho sentita.

In quel momento un brivido raggelante mi corse lungo la spina dorsale. C’erano anche altre cose strane che accadevano in casa, a volte quando avevo ospiti ogni tanto mi chiedevano “scusa che hai detto?” e quando gli dicevo di non aver parlato mi rispondevano dicendo di aver sentito mormorare qualcosa sottovoce.

Secondo quanto riferitomi dai proprietari, la casa era stata costruita all’inizio degli anni ’50, noi ci abitavamo in affitto. Uno dei vicini che ha vissuto a lungo lì da prima che arrivassimo noi mi disse che un bambino in età scolare era morto nell’appartamento qualche anno prima che io nascessi, intorno alla metà degli anni ’80, e tutto questo me lo raccontò mentre portavo gli scatoloni del trasloco nell’appartamento, aggiungendo, ridendo “come fate ad avere il coraggio di abitare in quella casa? Quello prima di voi se n’è andato per tutto quello che succedeva lì dentro. Beh, magari il fantasma può farsi amico vostro figlio, possono giocare insieme”.

Di notte, e a volte anche di sera, nell’appartamento si sentivano rumori come se qualcuno stesse camminando a piedi nudi sul pavimento. I giornali facevano come un rumore di fruscio lì nel cestino in cui si trovavano e a volte i giocattoli di mio figlio, quelli con luci e suoni, si accendevano da soli dall’interno della cesta dei giochi o dalla mensola dove li poggiavamo. Certe volte mi sono anche fiondata a vedere se ci fosse qualche topolino che rosicchiava le mie riviste, tanto che installai anche una trappola per topi ma senza risultati. Sentivo rumori che farebbe un essere vivente ma non vedevo mai niente.

Una volta ero sola a casa e andai a farmi un bagno. Era l’autunno del 2010. Lasciavo sempre la porta aperta quando lo facevo perché la porta finiva per gonfiarsi per l’umidità e per uscire poi avrei dovuto spingerla con una forza che non avevo davvero. Dopo essere uscita dalla vasca, mi andai a sedere sul divano in soggiorno per guardare il telegiornale. Sbirciai per caso verso la finestra del bagno, che chiaramente era appannata per via del vapore e vidi che c’era un’impronta nitida del palmo di una mano, con tutte le dita. Mi avvicinai e provai a mettere la mia mano vicino all’impronta: era un’impronta di mano umana di dimensione visibilmente più piccola. Sbiancai, e non poco. Ormai era chiaro che c’era uno spirito che vagava in quella casa. Qualche tempo più tardi, quando mio figlio era cresciuto un po’, spesso lo vedevo che parlava ad un angolo vuoto della stanza, porgeva un giocattolo in quella direzione e poi ridacchiava, e una volta diede da mangiare un biscotto ad una figura invisibile dicendo “prendi, prendi bimba prendi!”

Ci trasferimmo anche noi via da quella casa, non ci tenevo particolarmente a condividere l’appartamento con esseri di un’altra dimensione.


Spero di non avervi turbato troppo con queste storie, è chiaro che molte delle cose, specialmente quelle nella seconda storia, sono facilmente spiegabili, però insomma, l’atmosfera che creano queste storie è sempre molto “particolare”.

Bonus!!

La scuola di Alapäästa (Kaakamo) costruita intorno al 1860 e funzionante fino agli anni ’70

“Okay…?”

A quanto pare, i ragazzini delle scuole medie di Kaakamo (a pochi km da Tornio) qualche anno fa andavano in giro a raccontare di un fantasma che infestava la zona. C’era una casa marrone, dall’aspetto vecchio e malandato che si trovava vicino la scuola (foto sopra). I bambini dicevano che in quella casa ci fosse il fantasma di un uomo con il volto sfigurato e che terrorizzasse chiunque osava avvicinarsi. Pare si trattasse dell’ultimo inquilino della casa, un uomo che aveva vissuto tutta la vita da solo a cui non piacevano per niente i bambini e che negli ultimi anni della sua vita si era circondato solo di cani e di gatti. Un giorno fu colto da un infarto fulminante e morì praticamente subito, in solitudine. Fu ritrovato qualche giorno dopo, i gatti per la fame gli avevano mangiato la faccia e da allora pare sia questa la forma con cui continua a vagare per la casa.

C’è da dire su questo però che è vero che qui in Lapponia è molto comune che le persone si isolino, che vivano da sole e che abbiano cani e gatti come animali da compagnia e anche che spesso gli anziani muoiano in solitudine nelle loro case sperdute nelle foreste. Però in fin dei conti ho pensato che questa fosse solo una brutta storia che i ragazzini si raccontano per sfidarsi a vicenda, tipo “ti sfido a raggiungere la casa marrone a piedi da solo e a toccare la porta, stai attento al fantasma senza faccia” per poi sghignazzare e darsi di gomito a vicenda.

O forse no?

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Ania Korhonen
Faccio cose, vedo gente, parlo lingue, sto in ansia e a volte mi ricordo anche di respirare.