Il compleanno della mia venuta

31 marzo 2016. Foto di LappOne - The Five Sense of Lapland

Oggi. 26 ottobre 2017, ricorre il primo anniversario del mio arrivo qui a Tornio.

Per i lettori che fossero interessati a sapere come diavolo ho fatto a finire in questa terra di confine, con due fusi orari diversi e con più disagi che persone, lasciando quel bel paese che è Napoli, ecco a voi la mia storia.

Skippo completamente la parte in cui vi racconto di quello che ho studiato all’Università perché l’ho già scritto in un articolo precedente e non vorrei ri-annoiarvi con informazioni inutili. Vi rimemebro solamente che ho studiato finlandese per cui il desiderio di venire qui c’era da sempre, il problema era il come, ma ora vi racconto.

Inizierò dalla fine, cioè dalla tesi di laurea.

Ho scritto la mia tesi di laurea tra giugno e settembre 2016, trascorrendo questi mesi ad ascoltare intere discografie di artisti metal finlandesi e non, a guardare documentari sulla musica metal e tutte queste cose molto allegre (ndr decisi di scrivere la mia tesi sul ruolo della natura nel panorama musicale metal finlandese contemporaneo, solo a dire il titolo mi si arravogliavano le cervella ogni volta, ancora ora non ricordo l’ordine esatto delle parole che ho usato).

Durante i miei vagabondaggi musicali, ci scappava sempre l’occhio sulle offerte di lavoro in Finlandia, ma la tesi era semplicemente più urgente per cui non dedicavo al lavoro più di qualche breve sbirciata.

Un giorno di tanti di ricevimento con la mia relatrice, credo fosse già settembre, ero lì in ufficio con lei e la lettrice di lingua, la quale, scorrendo le mail, mi disse di aver ricevuto una richiesta da parte del Museo Aine di Tornio che cercava un tirocinante (che doveva essere uno studente di lingua finlandese in una qualsiasi Università al di fuori della Finlandia) per rimpiazzo urgente del tirocinante precedente per soli 2 mesi.

Oddio. Potrebbe essere la mia occasione. Potrei iniziare con questi due mesi e magari trovare lavoro lì prima di tornare, così non dovrò effettivamente tornare. Ma no. Due mesi solo, per quello che pagano non mi conviene, il viaggio mi costerebbe poco di meno e tornerei con poca esperienza in più. Ma poi sto ancora scrivendo la tesi, dove vado? Se il museo ha bisogno di qualcuno ora non mi prenderà mai, e se lo facesse non potrei farli aspettare chissà quanto che mi laureo. Maronn quest’università che non si decide a cacciare le date delle sessioni di laurea, mo appiccio tutt cos.

Decisi di provare lo stesso. Compilai i moduli e inviai il tutto via mail, perché dissero che non c’era tempo per le pratiche cartacee.

Inviai il tutto entro una settimana, la settimana successiva mi chiamò la curatrice del museo per un’intervista telefonica (e per testare la lingua suppongo):

“Ciao Anastasia, abbiamo letto il tuo curriculum e ci è piaciuta molto la tua lettera di presentazione, nel complesso siamo molto interessati ad averti qui a lavorare con noi ma, pensavamo, ti andrebbe di fare tutto il contratto di 6 mesi?”

Panico. 6 mesi. Caspita. Chefaccio-chefaccio-chefaccio. Non sono mai stata così tanto fuori, e se poi mi rompo le scatole nel museo? Ma che ci faccio io poi nel museo?? E quali mesi poi? L’inverno, per forza, maronn sai che freddo, 30 gradi sotto zero e io qua mi congelo con 7 gradi e settanta magliette addosso. No dai magari le dico che ci penso un attimo. Sì, dico che ne parlo a casa e le faccio sap- “Assolutamente si!”

“Bene! Quando puoi venire allora?”
“Non saprei ancora, il tempo che mi laureo e sono da voi!”

Il 18 ottobre mi laureai, e il 26 ero già qui.

E qui, miei cari lettori, vi chiederete: 6 mesi sono belli che passati ma tu non sei tornata più, che è successo?

Ebbene, no, non mi hanno rapita, non mi sono finiti i soldi per tornare a casa nè tantomento sono stata adottata da una famiglia finlandese di Kokkola (questa è per gli studenti di Finlandese, vi voglio bene ragazzi)

Semplicemente ho avuto la fortuna di conoscere la persona giusta nel momento giusto, e nel posto giusto, aggiungerei.

Era quasi la fine di marzo, mancavano circa 2 mesi alla fine del mio contratto al museo per cui era il momento che mi ingegnassi a trovare qualche altra cosa da fare se non volevo tornare in Italia (e vi assicuro che non ne avevo la benché minima intenzione). Spulciavo siti di lavoro per ore intere, Oulu, Tornio, Haparanda, qualsiasi cosa. Trovavo qualcosa, mettevo in lista con i lavori che mi interessavano ma puntualmente c’era qualcosa che non andava, paga troppo bassa, richiesta di documenti specifici, ambiente di lavoro conosciuto e non raccomandabile. Insomma ‘na tragedia.

Decisi quindi di chiedere ad Elisa, che era in Finlandia da più tempo di me, se ci fosse un qualche gruppo facebook di offro e cerco lavoro in Finlandia, e lei prontamente mi disse di sì e mi ci inserì. Scorsi un po’ la bacheca e trovai questo annuncio dell’ottobre precedente (figuratevi le mie speranze già sottoterra quando vidi che era così vecchio).

Cercavano un giovane che parlasse fluentemente italiano, finlandese e inglese e che sapesse avere a che fare con il pubblico per un lavoro avventuroso in Lapponia con base a Tornio.

Pensai innanzitutto che l’universo mi stesse giocando un tiro veramente meschino. Era praticamente l’annuncio per me. In ogni sua parte. Decisi quindi di inviare un messaggio in privato all’interessato, in cui mi presentavo brevemente dicendo chi ero, da dove venivo e cosa avevo studiato. Dopo qualche giorno mi arrivò la risposta e decidemmo di incontrarci in un pub del posto. Era il 31 marzo. Parlammo del più e del meno, che lavoro è, come operano, dove operano, che tipo di figura professionale sttavano cercando ecc.

A na certa doveva andar via con dei clienti (italiani) al ché mi disse “andiamo a caccia di aurora, vieni anche te?”

“Wa, sì” fu la mia risposta.

Passai velocemente per casa per mettermi un paio di pantaloni da esterno e via.

Andammo in questo posto bellissimo che si chiama Kukkola, e rimanemmo appostati per ore in attesa di vedere questa benedetta aurora. Fu abbastanza sfortunata tutta la nostra permanenza, tanto che decidemmo di andar via a un certo punto, ed esattamente quando stavamo facendo il primo passo verso la macchina, come un segnale da parte del cielo apparentemente entusiasta della mia presenza lì in quel momento, esplose quella che sarebbe stata l’aurora più bella della stagione.

Ci salutammo con un “Benvenuta nella famiglia LappOne”

Il tutto venne poi confermato e formalizzato una volta finito il mio contratto col museo, e dal 7 giugno 2017 sono ufficialmente Sales Assistant presso LappOne – The Five Senses of Lapland.

Onestamente, il lavoro più bello del mondo.

pubblicità
Ania Korhonen
Faccio cose, vedo gente, parlo lingue, sto in ansia e a volte mi ricordo anche di respirare.