Andata e riTornio

Da quando Ania si è trasferita a Tornio credo di averle detto almeno cinquanta volte che sarei andata a trovarla prima o poi, un giorno, non temere, te lo prometto, assolutamente devo venire lì da te eccetera eccetera. Per due anni si è trattato solo di chiacchiere perché non sono mai riuscita a concretizzare niente, un po’ perché i periodi di maggiore libertà per me coincidevano con quelli di maggiore caos a lavoro per lei, un po’ perché il prezzo dei voli era medio-alto e una scappata per il fine settimana si prospettava come costosetta.

Poi a gennaio è successo che la Norwegian ha messo I BIG SCONTI  e io e il mio ragazzo abbiamo trovato un volo per Oulu a un prezzo assolutamente ridicolo: il tempo di contattare Ania e di organizzare il tutto e puf!, il viaggio era prenotato per il 29-31 marzo.

L’itinerario prevedeva partenza da Helsinki nel pomeriggio, arrivo a Oulu in aereo intorno alle 18, cena sul posto con Ania e la sua dolce metà (arrivati apposta con la macchina da Tornio per venirci a prendere, cucciolini) e viaggio in macchina da Oulu a Tornio. Le previsioni a Tornio davano più o meno la stessa temperatura di Helsinki, circa 5 gradi, quindi armati di belle speranze abbiamo preso i nostri bellissimi bagagli a mano, ci siamo imbarcati su un volo piuttosto pieno (ciao, scuola di danza di Espoo che probabilmente stavi andando a partecipare a qualche contest o chissà che altre robe) e in un’oretta eravamo già a destinazione, cosa bellissima per me che sono abituata alle trasferte in Italia che invece durano un pochino di più.

La saletta carina dell’aeroporto

L’aeroporto di Oulu è piccolo ma molto carino, attrezzato con una saletta riposo arredata con sedie che sembrano comodissime, panche imbottite e un pianoforte messo lì a disposizione dei musicisti in transito.

Usciamo fuori per aspettare Ania (partita due ore prima da Tornio) e MADONNA RAGAZZI IL VENTO. Un vento fortissimo, che mi fa volare il cappuccio e ci costringe a metterci i guanti, ma soprattutto che non avevamo preventivato. Rimaniamo lì a soffrire per qualche minuto, poi per fortuna arriva l’Aniamobile a caricarci, un fuoristrada preso in prestito dal suo capo che risponde al nome di Black Jack (il fuoristrada, non il capo). Seguono abbracci, presentazioni (il ragazzo di Ania era una new entry per noi), indecisioni più o meno lunghe per capire dove andare a mangiare (“Pannukakkutalo” “No ma è chiuso” “Ah, allora boh, c’è un posto italiano…” “Ma perché, vogliamo mangiare italiano?” “In realtà boh, va bene tutto” “No, costa troppo” “Ok, pizza?” “No, l’ho mangiata ieri” “Eccheppalle, burger?” “E dai, burger”) e poi ci avviamo alla ricerca di un parcheggio.

Ecco, il parcheggio. Che gran momento. Oulu è una città piccola, i parcheggi (come in tutta la Finlandia, direi) sono pochi e quindi ci siamo ritrovati a girare in tondo per più o meno venti minuti, prima di cedere al capitalismo e andarci a infilare in un parcheggio a pagamento dall’aspetto inquietante. Infreddoliti ed affamati ci fiondiamo sui nostri panini (insalata di gamberoni per Ania perché le verdure sono persone orribili) e ci si aggiorna sugli eventi dei mesi passati, che in effetti sono tanti: Ania mi racconta dei suoi tour più recenti, Jari e Tuomas parlano di musica, io condivido le mie ansie per un colloquio di lavoro imminente e alla fine concordiamo tutti sul fatto che dovremmo proprio organizzare un viaggio a Capo Nord insieme.

Al ritorno al parcheggio ci prendono un infarto, una sincope e il ginocchio della lavandaia (?): il cancello è chiuso. Sbarrato. E come entriamo adesso? Per nostra fortuna arrivano altre due persone nelle nostre stesse condizioni e andando a tentativi capiamo di dover mostrare il tagliando (che al nostro arrivo stavamo per lasciare in macchina, HEHE) al lettore vicino al cancello. Giubilo! A quel punto, però, dobbiamo pagare la permanenza, c’è scritto chiaramente che prima si va a pagare e poi si esce. E dove caxxo si deve andare a pagare? Giriamo come dei disperati in giro per il parcheggio per dieci minuti, saliamo e scendiamo scale, troviamo porte nascoste, incontriamo un troll di montagna e un gatto che cerca di darci una side quest ma alla fine la troviamo, la benedetta macchinetta. Torniamo alla macchina, Ania si mette alla guida (Jari aveva bevuto una birra) e comincia un bel viaggio on the road di circa un’ora e mezza, in cui Jari e Tuomas danno fuoco agli stereotipi che molti stranieri hanno sui finlandesi non stando zitti manco per mezzo secondo, mentre io e la mia vecchia amica parliamo di tradizioni lapponi, poroerotus (la marchiatura delle renne, un fenomeno rarissimo da vedere e a cui lei ha avuto l’immenso cul- cioè onore di prendere parte), del fatto che magari riusciamo a vedere l’aurora visto che il cielo è così limpido e stellato, ommioddio ma ‘sta città si chiama veramente Ii?, il tutto accompagnato da Taival degli Stam1na in sottofondo, album cui siamo entrambe molto legate e che ha in qualche modo rafforzato la nostra amicizia. Non becchiamo renne vaganti per strada, purtroppo o per fortuna, ma una delle parti più belle di questo weekend fuori porta è stato senz’altro il viaggio in macchina.

Arriviamo a Tornio poco prima dell’una e ragazzi, quanto ghiaccio e quanta neve. Ok che siamo in Lapponia marittima (Merilappi), però le temperature sono sopra lo zero, uno si aspetterebbe giusto una lastrina sottile… e invece no, il ghiaccio è tanto e bisogna fare attenzione. Per la prima volta metto piede in casa di Ania, il tempo di posare i bagagli e sederci sul divano e realizziamo che i nostri propositi di uscire a caccia di aurore boreali stanno venendo messi a durissima prova dal sonno che ci portiamo dietro. Il programma del giorno seguente è andarcene in giro per la città, quindi meglio farsi qualche ora di sonno, giusto?

La chiesa di legno più antica della Finlandia, la Tornion kirkko

Se non fosse che tira un vento così forte, ma così forte che non solo non chiudo occhio ma inizio anche a temere che il mio equipaggiamento invernale possa non essere abbastanza. La mattina dopo (sabato), ancora mezza rincoglionita, apro gli occhi e la prima cosa che vedo affacciandomi alla finestra è la Svezia, non per colpa della mancanza di sonno ma perché Ania abita in una zona di Tornio che è a esattamente 500 metri dal confine svedese, al di là del fiume Tornio, appunto. Per questo motivo Ania mi sconsiglia l’uso del fuso orario automatico e mi consiglia di impostare quello manuale, perché altrimenti ogni mezz’ora il cellulare mi cambierebbe orario da solo (la Svezia ha lo stesso fuso italiano, la Finlandia è un’ora avanti) e poi impazzirebbe ed esploderebbe. Ironia della sorte, giusto il giorno dopo è previsto il cambio dell’ora, quindi veramente questa è stata un’avventura senza tempo se consideriamo che nelle successive 6 ore andremo avanti e indietro tra Svezia e Finlandia almeno boh, 12 volte, una delle quali facendo smadonnare i commessi del negozio di alcolici in Svezia, il Systembolaget, perché convinti che chiudesse a orario finlandese mentre chiaramente no.

Dopo un’abbondante colazione a base di tè, biscotti, pane, formaggio e tragici video con canzoni dedicate a ignoti fagiani, usciamo per assistere ai suurpilkit, ovvero la pesca su ghiaccio. La città di Tornio ospita in effetti i suurpilkit più grandi di tutta la Finlandia, cosa c’è di più figo? La mattinata trascorre passeggiando sul fiume ghiacciato e trivellato in più punti, tra gente che sorseggia birra o caffè aspettando pazientemente che un pesce abbocchi al proprio amo. In piazza c’è la musica, ci sono stand di bevande calde e makkara e Ania e Jari tentano la sorte partecipando a una specie di lotteria: indovina il peso del salmone e vinci! Chissà chi ha vinto, poi.

Suurpilkit

Il resto della giornata scorre molto tranquillamente, fuori si sta benissimo, il vento si è placato e c’è un sole davvero splendido. Il tempo di mangiare e di farci una foto sul confine ufficiale tra Svezia e Finlandia e poi passeremo il tempo a girare per la città in cerca di una caffetteria dove ammazzarci di caffè e dolcetti, prima, e di un posto che venda calamite da portarci a casa come souvenir, dopo. Quest’ultima impresa si è rivelata assai infruttuosa, non siamo riusciti a trovare nessuna calamita di Tornio e quindi ci siamo accontentati di comprarne una di Haparanda, la città svedese al di là del confine. C’erano anche delle bellissime magliette con scritto “NO NIIN” ma costavano un po’ troppo per le nostre tasche, o forse siamo noi a essere troppo poveri, boh.

L’ammore

Seguiranno spedizione al negozio di caramelle (in Svezia), spedizione al supermercato (sempre in Svezia perché costa meno, ma vi pare?), ritorno a casa con conseguente morte sul divano, cena a base di patatine e ravioli al vapore cinesi accompagnata da Spotify messo in riproduzione casuale mentre ciascuno aggiungeva canzoni a caso, vi dico solo che siamo partiti dal suomirap e siamo finiti al doom, giusto perché non siamo per niente bipolari. Tra un’impastata di pancake e un assaggio di Nutella abbiamo deciso di organizzare la famosa spedizione a Capo Nord in macchina, con partenza da Oulu o da Tornio, resta solo da capire tra quanti anni riusciremo effettivamente a farla ma la faremo, oh se la faremo.

Tutto meraviglioso

La domenica siamo stati accolti dal cambio dell’ora, il quale ha generato non pochi dubbi sulla sveglia da impostare, e verso l’ora di pranzo io e Tuomas eravamo già sul bus per Kemi, dopo aver salutato e abbracciato Ania e Jari promettendo di tornare il prima possibile e invitandoli a farci visita appena riescono (Ania in effetti è passata per Helsinki pochi giorni fa, sulla strada per Tornio di ritorno da una decina di giorni in Italia). Il ritardo del treno da Kemi a Oulu ci ha permesso di mangiarci un panino in tutta tranquillità, mentre a Oulu siamo passati PER CASO davanti al famoso Pannukakkutalo citato in precedenza e l’abbiamo interpretato come un segno divino. Il Pannukakkutalo ha sede in molte città finlandesi (tranne Helsinki, mi pare giusto) ed offre una vasta scelta di crêpes sia salate che dolci.

All’aeroporto di Oulu mi sono fatta una pennica su una delle bellissime panche imbottite a disposizione e verso le 23 eravamo di nuovo a Vantaa. L’unica cosa che resta da fare adesso è organizzare la prossima spedizione, magari in estate o in autunno perché la Lapponia marittima va vista anche in altri periodi dell’anno.

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Elisa Mucciarelli
A volte scrivo, quasi mai in modo conciso.