Questione di prospettive aka “si fa presto a dire Finlandia”

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“Beata te!”

Quante volte ci è stato detto da qualche anno a questa parte, in risposta al nostro “Vivo in Finlandia”. “Beata te che sei lì, deve essere bellissimo! Io sono stanca dell’Italia, non la sopporto più, voglio scappare via”.

In effetti in un certo senso è vero, “beate noi”. Avevamo un sogno, un progetto, un desiderio di provare a far evolvere i nostri studi in qualcosa di più concreto e ci abbiamo provato in tanti modi: con l’Erasmus, con il CIMO (corso estivo di lingua finlandese specificamente indirizzato agli studenti stranieri di finlandese nel mondo), con tirocini, lavoretti vari e, va detto, anche tanta fortuna. Ci siamo trovate nel posto giusto al momento giusto, proprio quando c’era bisogno di noi. Ci siamo lanciate e, almeno per il momento, le cose vanno bene. Desideravamo venire a vivere in Finlandia per passione, per amore per la musica, per la sensazione di piccolezza che provavamo davanti a un tipo di spettacolo naturale diverso, a cui in Italia non siamo abituate, ed è proprio per questo che capiamo benissimo chi sogna da sempre di trasferirsi in Finlandia per motivi simili ai nostri e ci dice “Beata te!”: giusto qualche anno fa eravamo noi stesse a dirlo ai nostri amici che già vivevano qui, mentre aspettavamo l’occasione giusta per seguirli.

A un certo punto però è successa una cosa strana: le persone che conoscevamo e che vivevano sparse per la Finlandia a volte si lamentavano di qualcosa. C’era qualcosa che non andava loro a genio, qualcosa che evidentemente non si aspettavano e che non apprezzavano più di tanto, che fosse la burocrazia, la gente, l’ambiente studentesco, cose del genere. Noi abbiamo sempre pensato silenziosamente, ascoltando i loro “sfoghi”, che si stessero sbagliando, che non fosse possibile che un paradiso come la Finlandia avesse problemi di quel tipo, che probabilmente stessero solo esagerando perché magari avevano avuto una brutta giornata. Non gli abbiamo mai creduto SUL SERIO.

Poi siamo venute qua e…

Da premettere una cosa molto semplice ma che è sempre bene ricordare: trasferirsi all’estero non è mai semplice, per quanto si possa decidere di vivere in un paese culturalmente vicino al proprio si tratta comunque dell’immissione in un nuovo mondo che non è mai esattamente identico a quello in cui si cresce. Con questo non vogliamo generalizzare ovviamente, perché ci sono sempre paesi e paesi, è ovvio che vivere in Spagna e in Islanda sono due cose completamente diverse, già solo pensando al fatto che chiunque può inventarsi due parole in spagnolo e probabilmente azzeccarci, mentre in islandese devi prima capire a che dio nordico votarti prima di sbattere la testa con la grammatica.

Nel nostro caso non siamo venute in Spagna e non ci siamo votate a divinità nordiche, siamo semplicemente venute a vivere in un paese con una delle culture più distanti del mondo da quella italiana e con la lingua tra le più difficili in assoluto da imparare, una sciocchezza no?

C’è da dire che oggettivamente la Finlandia non sia un paese come un altro in cui venire a vivere, ecco perché ci salgono sempre gli emboli dietro le orecchie quando sentiamo o leggiamo di gente che vuole venire qui in maniera del tutto random, a caso, solo perché vuole scappare dall’Italia, e la Finlandia pare “bellissima con tutti gli alberi e gli orsi che bello viva il silenzio voglio vivere là per sempre”.

Fermi.

A tal proposito, quindi, abbiamo deciso di buttar giù una specie di vademecum, anche dopo aver notato un recente incremento di espressione del desiderio da parte di italiani di voler trovare fortuna e lavoro in Finlandia, su quali sono (o almeno noi riteniamo dover essere) i presupposti da considerare prima di prendere una decisione del genere. Come sempre non siamo qui a dire verità assolute o regole di vita, ma semplicemente mettiamo scritte qui quelle che sono risultate per noi delle problematiche più o meno grandi, e che magari averci qualcuno a dircele prima avrebbe aiutato.

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Visto che alla gente piacciono le liste, andiamo così:

1. La Finlandia non è l’Italia

Per quanto tautologica e Capitan Ovvio possa sembrare questa frase, fidatevi che non lo è. Dire che la Finlandia non è l’Italia non è semplicemente affermare la differenza tra due nazione ma prima di ciò significa premettere di parlare di due nazioni diverse. Ergo, non è semplicemente il fatto che sono diverse tra loro ma che sono diverse e basta. Il fatto di andare in Finlandia deve mettervi davanti a un discorso semplicissimo del tipo “questa è una nazione diversa, devo aprire la mia mente a questa nuova cosa”, una volta impostato il cervello in questo modo, le cose andranno già meglio.

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2. La Finlandia non è come l’Italia

Di nuovo, un’apparente frase tautologica, ma anche qui, seguiteci: la Finlandia non è come l’Italia così come non lo sono la Svezia, la Norvegia, l’Islanda e anche la Germania. È un paese con una storia diversa, dei costumi diversi, delle radici diverse. Se volete venire in Finlandia e aspettarvi che la gente vi tratti come vi tratta in Italia, state più che freschi. I finlandesi (con le dovute eccezioni chiaramente, lungi sempre da noi generalizzare, parliamo sempre per esperienze realmente vissute e statistiche fatte personalmente) tendono ad essere più “freddi e chiusi” per una questione di maggior rispetto del proprio spazio personale e di quello altrui. Difficile trovare un finlandese che vi tocchi quando vi saluta, a meno che non vi stiate conoscendo in quel momento oppure siate buoni amici che meritano di salutarsi con un abbraccio. Può sembrare una sciocchezza ma personalmente la metterei in conto tra le cose da imparare e rispettare della cultura che mi sta per ospitare, o mi ospita già.

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3. Il fattore climatico e l’alternanza luce/buio

Qui iniziamo a entrare nel vivo delle note dolenti.

Per quanto possa essere diverso il freddo da nord a sud, ormai saprete che le temperature in Finlandia in inverno, soprattutto al nord, arrivano facilmente sotto i -30°, e in estate raramente raggiungono i +26° (quest’anno qui a Tornio questa è stata la temperatura massima, avuta per esattamente due giorni a luglio, e vi assicuro che non era nemmeno così caldo come può sembrare). Venire in vacanza in Lapponia o in Finlandia in generale in inverno per 3, 4, 7 giorni può dare un assaggio della vita invernale in questa nazione. Può far capire cosa vuol dire andare in giro con tutti quei gradi sottozero e tutta quella neve ovunque, ma anche in questo caso non darà mai l’idea di cosa vuol dire vivere in questo clima per 5 mesi o anche più, e non darà mai l’idea di come ci si deve abituare a vivere così, anche perché se venite in vacanza in inverno è probabile che starete tutto il tempo in meravigliose tute artiche che resistono a mille miliardi di gradi sottozero, e che, mi dispiace deludervi, non sono esattamente il tipo di abbigliamento che utilizziamo in città, anche se Ania personalmente ci va parecchio vicino con i suoi ulkovaatteet (abiti per stare fuori). Per cui sì, Babbo Natale sarà anche bello ma il freddo è una brutta bestia. Elisa, che vive al sud, è attrezzata con collant sotto i pantaloni, calzini di lana, un buon giubbotto bello pesante e gli immancabili sciarpa/guanti/cappello; c’è da dire che quest’anno le temperature a Helsinki non sono (ancora) mai scese sotto i -12.

Correlato al problema delle temperature stagionali poi c’è anche quello delle ore di luce. Anche questo fatto è abbastanza noto ormai, a giudicare dalle domande che spesso ci vengono fatte e di cui abbiamo anche già parlato. La stagione invernale è accompagnata da numerose ore di buio così come, al contrario, quella estiva è accompagnata da numerose ore di luce.

Il numero di ore di luce/buio varia sensibilmente e drasticamente tra nord, centro e sud. Vivere al nord in inverno significa affrontare una lunga notte, inframmezzata qua e là dalla luce del sole che sorge giusto per qualche ora; vivere al sud è decisamente più semplice ma anche lì avremo per forza di cose meno ore di luce rispetto all’Italia. Per questo diciamo sempre SEMPRE di non sottovalutare mai il fattore luce/buio e la sua durata. Non avete idea di quanto può essere scoraggiante svegliarsi col buio in inverno e andare a dormire col sole bello alto in cielo in estate.

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4. La lingua

“Quanto ci vuole per imparare *lingua a caso*?” Ecco, questa domanda posta così NON HA SENSO. L’apprendimento di una lingua dipende da fattori molteplici, del tipo

  • quanto bene conoscete la vostra lingua, con relativa grammatica?
  • la vostra lingua madre è imparentata con la lingua che state studiando?
  • conoscete altre lingue imparentate con la lingua che state studiando?
  • quanti anni avete?
  • siete portati in generale per le lingue o avete normalmente difficoltà?
  • avete occasione di parlare quotidianamente la lingua che state studiando?

Ciò detto, quanto vi ci vorrà per imparare il finlandese? Dipende. Alcuni sono fluenti (e con “fluenti” si intende “parlano con scioltezza e con pochi errori”) in un anno, altri in due, altri in dieci e altri ancora in sei mesi; a parte questo, non si finisce mai di imparare parole nuove (nemmeno nella nostra lingua madre) e, conseguentemente, non si finisce mai di imparare una lingua. Non bisogna vedere il periodo di studio come l’ostacolo che si frappone tra noi e una parlata sciolta, al contrario: bisogna goderselo e interiorizzarlo, visto che lo studio di una lingua è un viaggio praticamente senza fine. Noi la lingua l’abbiamo studiata in Italia, normalmente chi la comincia a studiare in Finlandia fa progressi molto più rapidamente perché ha l’occasione di metterla in pratica da subito.

“Eh ma tanto che mi frega, posso sopravvivere con l’inglese”. Mmh, no my dear…O meglio, puoi anche sopravvivere con l’inglese, ma innanzitutto il governo finlandese ti costringerà a imparare la lingua perché è obbligatorio se hai intenzione di vivere davvero qui per un periodo lungo della tua vita, ma poi, vale davvero la pena vivere così a lungo in un paese e non provare nemmeno a integrarsi linguisticamente?

5. Il lavoro

Trovare lavoro in Finlandia è come cercare di accarezzare un gatto che non conosci. Nella maggior parte dei casi non puoi partire sparato e convinto che il gatto ti adorerà e ti farà toccare la pancia alla prima volta che ti vede, è più probabile invece che con questo atteggiamento ti ritrovi senza una mano. Al contrario un buon atteggiamento è avere pazienza e andare per gradi, così come con molte altre cose nella vita in generale. Se riuscite ad avere l’atteggiamento giusto col gatto nel lavoro, potrete avere la fortuna di farvi accogliere in maniera integrale e troverete il vostro posto. In un gattile. Pieno di gatti che non conoscete. E che non vi vogliono conoscere. Mai. State fermi con quelle mani porca miseria.

6. Le amicizie e le relazioni

Un po’ come il discorso dei gatti, farsi degli amici finlandesi è stata per Ania una delle cose più difficili da fare, infatti al momento ne conta la veneranda cifra di 1. Fidato e stretto, per carità, ma pur sempre 1. Il fatto di non frequentare più corsi a scuola ha sicuramente influenzato molto questo essere asociale, ma ad ogni modo, spesso si nota che i ragazzi tendono a stringere amicizie in tempi abbastanza lunghi e con gente con cui spesso crescono, è abbastanza difficile riuscire a stringere un buon rapporto di amicizia già tra due persone dello stesso paese, figuriamoci tra una che pare non rida mai e una che ti saluta con I BACI SULLE GUANCE SACRILEGIO. Inserirsi in un gruppo di amici finlandesi già consolidato da anni richiede tempo ma, in generale, un amico/un’amica finlandese è una persona su cui potrai contare più o meno sempre, anche se non siete particolarmente legati: questo perché non esiste, come da noi in Italia, l’idea del “Ah, quello non si fa sentire da mesi, basta, per me non esiste più” (tutta quella storia del rispetto per la persona e i suoi spazi di cui parlavamo prima, ricordate?). Nessuno si sente COSTRETTO a farsi sentire, perché l’amicizia non viene messa a rischio così facilmente, nemmeno se non è particolarmente solida: non c’è imbarazzo nel ricontattare qualcuno dopo anni e potete stare anche per mesi senza sentirvi, quando poi finalmente vi sentite è sempre una festa. Una cosa che però abbiamo notato è, per esempio, una selettività maggiore quando si tratta di invitare le persone ai matrimoni: si invitano solo gli amici stretti. Cioè, stretti stretti. Cioè, proprio quelli che se non li inviti stai male. Per questo ai ricevimenti nuziali finlandesi difficilmente si superano le 100 persone.

Nelle relazioni amorose Ania è stata abbastanza sfigata, per cui a sentire lei i maschi finlandesi sono uno più inutile dell’altro; il ragazzo di Elisa, invece, è un coso capellone di un metro e ottantaquattro coccolino e coccoloso che quando è malato si mette sotto le coperte e miagola (siamo state autorizzate a scriverlo), quindi il punto è che non esiste una singola tipologia di finlandese perché non stiamo parlando di amebe (anche se in effetti… no, niente, tutto a posto). Potrete conoscere persone meravigliose o gente che non serve a niente, ma questo vi può tranquillamente succedere anche sotto casa. Come abbiamo detto, in genere i finlandesi sono meno espansivi rispetto a una persona con un carattere più mediterraneo e sicuramente non amano le dimostrazioni eccessive di affetto in pubblico, ma se siete come noi e odiate laggente allora bene, siete già un po’ finlandesi dentro.

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7. La solitudine e il silenzio

Una delle cose che affascinano maggiormente i caoticissimi abitanti della penisola italica (guardate là che paroloni, abbiamo sfogliato lo Zanichelli per scrivere quest’articolo) è la presenza costante del silenzio, resa tale dall’alta concentrazione di foreste e boschi vari in cui perdersi mentre si medita, si passeggia o, a volte, si va a fare la spesa. Immaginate un bel panorama invernale vasto, innevato, con alberi ghiacciati, calmo, silenzioso, nemmeno un uccellino che cinguetta, solo qualche corvo dal verso inquietante. Riuscite a immaginare la calma e la tranquillità che vi può dare un tale paesaggio “asettico”? Immaginate ora questo silenzio proiettato mentre camminate, mentre arrivate da casa al supermercato più vicino, mentre tornate a casa da un locale la notte, mentre siete nella stessa stanza con altri finlandesi. In quanti secondi dareste di matto?

Nel silenzio è contemplata spesso anche la solitudine, punto cardine dell’interesse da parte di molti italiani a quanto pare, “che bello stai solo tu in mezzo al nulla” è una cosa che Ania si è sentita dire molte volte e tutte le sante volte ha pensato “prova a starci tu da solo con i tuoi pensieri in mezzo al nulla”.

8. La vita notturna e l’alcool

HAHAHAHAHA Permetteteci di presentarvi la mitica, strabiliante, unica MOVIDA NOTTURNA FINLANDESE.

Finito, grazie.

No ok, un paio di parole ce le spendiamo dai, già solo per il fatto che è molto diversa da quella italiana, e, ancor di più, è diversa da Helsinki a Tornio.

Infatti Elisa ha la possibilità, grazie alle dimensioni della città e grazie al fatto che Helsinki è la capitale di tutta la baracca, di andare a concerti vari di vario genere relativamente spesso. I locali che li ospitano a Helsinki infatti sono numerosi e spesso capitano anche concertoni a bomba nella stessa sera in due posti diversi.

Ania invece questa bella roba non ce l’ha. A Tornio da gennaio 2017 c’è un bel locale per concerti che però pare metterci ancora parecchio a decollare, dallo scorso inverno ad ora ci sono stati solo 4 o 5 concerti belli, per il resto tende ad essere sfruttato per serate house e techno che non fanno esattamente al caso delle vostre affezionatissime.

Il modo per passare i mercoledì/venerdì/sabato sera a Tornio quindi è di andare in giro per locali (leggi discoteche), al venerdì c’è anche il bingo in uno di questi, e osservare la fauna locale che si diverte alla maniera finlandese (eufemismo per intendere che si mbriacano come delle pezze). Ania non beve per cui finisce sempre per essere “l’autista sobrio della situazione” che, oltre a riaccompagnare tutti a casa, a piedi, si becca anche le avance dei marpioni finlandesi forti e disinibiti dall’alcool. Ma questa è un’altra storia.

Non lo è invece, come dicevamo, il fatto che andare per locali e bere fino a non reggersi in piedi sia una cosa normale. Il culto dell’alcool qui infatti è molto diverso da quello italiano. In Italia tendiamo a goderci 2 o 3 bicchieri di vino a cena tutte le sere, mentre in Finlandia tendono a godersene 3 o 4 bottiglie in una botta, 2 o 3 volte a settimana. Se non siete pronti a vedere questo po’ di rito siete abbastanza lontani dall’integrazione. Anche se non nascondiamo che ancora oggi, dopo anni passati a vedere ciò, certi spettacoli ci fanno ancora riflettere. Attenzione, non è che dobbiate ubriacarvi anche voi: nessuna di noi due qui beve, però ci siamo integrate lo stesso, l’importante è capire che a livello sociale qui ubriacarsi da pazzi durante il fine settimana al punto da non stare più in piedi non è un sacrilegio.

Bene, tiriamo le somme di questo ormai già troppo lungo articolo che però speriamo non vi abbia annoiato troppo fino ad ora.

Non ci pentiamo della scelta fatta. Non torneremmo indietro, non pensiamo di aver sbagliato tutto, stiamo lentamente trovando una nostra dimensione personale e ci piace dove viviamo. Però adesso sappiamo che la prospettiva di un turista e quella di un residente fisso da più o meno tempo e inserito in qualche modo nel sistema non sono le stesse, non potranno MAI esserlo. Abbiamo scoperto, semplicemente, che il paradiso in terra non esiste, così come non esiste il paese perfetto, in cui tutto fila liscio e non abbiamo mai problemi. Capiamo il desiderio di cambiare aria dei nostri coetanei, ma adesso capiamo anche il punto di vista di chi abita all’estero da prima di noi.

Andare alla ricerca della perfezione su questa terra è perfettamente inutile, non la troveremo mai, ma questo non significa assolutamente che non sia possibile trovare la propria perfezione, il proprio equilibrio in un luogo non privo di difetti o problemi. Il luogo dove scegliamo di vivere può influenzarci, ma la stabilità dovrebbe essere dentro di noi.

Incoraggiamo chiunque sogni di trasferirsi altrove a farlo, a inseguire il proprio sogno, a provarci, ma un consiglio che vi diamo dal profondo del cuore è di cercare di vivere il luogo in cui vorreste abitare permanentemente in un altro modo, un modo che non sia “da turista”: studiate lì per un po’, frequentate un corso estivo, stipulate un contratto come ragazzo/ragazza alla pari per qualche mese, cercate tirocini. In altre parole, mettetevi alla ricerca di un’attività che possa permettervi di collocarvi, almeno per un po’, come cittadini in piena regola. Se il luogo dei vostri sogni è caratterizzato da inverni molto freddi o stagioni piovose, cercate di visitarlo anche nei periodi poco favorevoli dal punto di vista climatico, perché una volta trasferiti lì diventeranno anche loro parte della vostra vita quotidiana.

Se avete un partner che vive all’estero, è chiaro che a un certo punto si porrà il problema del “Voglio stare con te, ma dove andiamo ad abitare?”. Che scegliate di partire voi, che scelgano di venire loro nel vostro paese o che decidiate di andare insieme in un terzo paese che non c’entra nulla, ricordatevi di costruirvi sempre una dimensione personale, un circolo tutto per voi che vi faccia apprezzare il luogo dove siete per quello che è e non soltanto perché avete il partner accanto. Una storia d’amore può, purtroppo, finire (ovviamente non ce lo/ve lo auguriamo): non lasciate che ciò vi faccia eventualmente odiare il posto in cui vi trovate, cercate di farlo diventare casa vostra da subito. L’amore è un’ottima ragione per cambiare casa, ma non lasciate che sia l’unica.

Fate ciò che più desiderate ma tenete a mente che potreste incontrare ostacoli, fastidi, impedimenti, persone sgradevoli e ambienti che non vi piacciono, perché tutto ciò è la normalità, è così che va il mondo: qualcosa che ci farà storcere il naso ci capiterà sottomano, prima o poi. Andate sempre avanti e non date troppa importanza a questi dettagli.

E se poi per qualche motivo vi doveste pentire o doveste decidere di tornare “a casa”, quella da cui siete partiti, non vivetela come una sconfitta, perché non lo è. Ci vuole coraggio ad ammettere che le cose non vanno bene e a fare un passo indietro.

Vi auguriamo di ritagliarvi il vostro piccolo angolo personale, dovunque vi troviate. Noi non abbiamo mai odiato l’Italia, non l’abbiamo mai vista come il peggiore posto del mondo, perché le nostre radici sono lì, ma sapete la cosa strana? La apprezziamo tantissimo adesso che riusciamo a tornarci soltanto due volte l’anno, le cose che prima davamo per scontate ora hanno acquisito un’importanza tutta loro, tutta speciale. Quando parliamo dell’Italia ci sentiamo fiere di farlo, fiere di venire da lì. Non abbiamo perso una “casa”, ne abbiamo solo guadagnata un’altra e arrivate a questo punto non potremmo fare a meno di nessuna delle due.

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